Gennaio di sangue – Recensione:

Siamo nella Glasgow degli anni 70 e il mese in corso passerà alla storia proprio come il gennaio di sangue. Un detenuto rivela all’ispettore Mc Coy che una ragazza sta per essere uccisa, ma lui non arriverà in tempo per salvarla.  Le indagini lo porteranno nei meandri più oscuri della società, nei bordelli dove la protezione dell’identità dei clienti vale più della vita umana, per strada tra i senzatetto con discussioni colorite, reali, del fondo che può toccare la razza umana.

Allo stesso tempo l’autore ci strappa qualche sorriso con la sua ironia, passando da “Quella roba sapeva di acido per batterie” “Scusa, dimenticavo che vieni dall’Ayrshire. Laggiù niente perversioni sessuali, giusto? Solo pecore che vagano con l’aria preoccupata”.

Romanzo a cui non manca niente, dall’amore impossibile per una prostituta, al novellino entusiasta Wattie, ad una descrizione cruda, integerrima e noir del traffico di droga, dei suoi meccanismi perversi, di quella ricchezza e protezione che ne deriva, da rendere ancor più macchinoso arrivare al personaggio che tiene i fili.

Se consiglio Gennaio di sangue?

Da leggere più per l’accuratezza descrittiva che non per la suspance, per una fotografia di un ambiente fortunatamente oscuro ai più. Un protagonista vulnerabile, umano, per il quale non è difficile “fare il tifo“.

alan parks gennaio di sangue

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Immagine del libro tratta da https://www.giunti.it/

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LA MIA SENTENZA

Ritmo

7

Suspance

6

Qualità di scrittura

8

Immedesimazione nei protagonisti

6